Via Lascaris 4 - Pianezza (TO)
Tel: 0119676145 | 349 83 73 075
info@villalascaris.it

Architettura e curiosità storiche

Villa Lascaris sorge nei pressi dell’antico castello di Pianezza. Esso fu costruito intorno all’anno 1000 dai Vescovi di Torino per controllare la «strada di Francia» ed era fatto di grossi sassi e mattoni cementati con calce.

L’antico castello contò numerosi proprietari, tra i quali i Provana signori di Pianezza, nel 1339, e nel 1578 Emanuele Filiberto duca di Savoia, che lo comperò per farne dono a Beatrice di Langosco.

Per via ereditaria passò poi ai Simiana che lo tennero dal 1641 al 1712 e lo trasformarono ampiamente. La proprietà del castello passò poi ai Francavilla e ai Martinengo.

Successivamente il governo francese del periodo Napoleonico lo dichiarò «Bene nazionale» e lo vendette nel 1798 ad una società di recupero materiali che lo demolì per rivenderne le pietre.

Infine, nel 1811, esso fu acquistato dal marchese Agostino Lascaris. Nel 1835, infine, il marchese ne fece dono, con lascito testamentario, ai vescovi di Torino, che lo ereditarono alla sua morte nel 1838.

Nel 1968, il cardinal Michele Pellegrino ne trasferì la proprietà all’arcidiocesi della quale era arcivescovo, rendendola così utilizzabile per fini spirituali e culturali.

Maria Bricca

Il castello di Pianezza entrò di diritto nella storia del Ducato di Savoia quando, come tutto il Piemonte, cadde di nuovo sotto il dominio francese durante la guerra che si stava combattendo per la successione di Spagna (1700 – 1706). A fianco di Leopoldo d’Austria, e contro il re di Francia, combatteva Vittorio Amedeo II con il duca Eugenio di Savoia Soisson.

Il 5 settembre 1706 venne intercettata lungo la Dora una colonna francese di mille muli che trasportavano agli assedianti armi, polveri e vettovaglie, scortati da quattrocento uomini e numerosi cavalieri. Vittorio Amedeo inviò due corpi di cavalleria che, raggiunto il convoglio presso Pianezza, lo attaccò frontalmente prendendo molti prigionieri e appropriandosi di tutto il bottino. Nella stessa notte il castello, grazie al contributo di Maria Bricca, cadde nelle mani di Vittorio Amedeo.

Maria Bricca giovane popolana di Pianezza, dove era nata nel 1684, conosceva bene il castello, le gallerie ed i sotterranei. La sua casa, che ancora esiste, era infatti situata nelle sue immediate vicinanze, posizione che le permetteva di seguirne le vicende anche durante l’occupazione francese.

Vittorio Amedeo e il Principe Eugenio, informati che Maria conosceva l’esistenza di un passaggio segreto per raggiungere il castello, decisero di tentarne la conquista sfruttando la collaborazione della giovane pianezzese. Inviarono il Principe di Anhalt con un numeroso gruppo di Granatieri di Brandeburgo ed altrettanti soldati piemontesi agli ordini di ufficiali ducali.
Percorsa la galleria, oggi detta di Maria Bricca, salita la scala a chiocciola in pietra situata al termine del passaggio, essi irruppero nel salone in cui in quel momento fervevano i festeggiamenti. Al termine dell’assalto, tutti coloro che opposero resistenza furono passati per le armi.

La caduta del castello di Pianezza ebbe una grande importanza strategica, tanto che Vittorio Amedeo fu in grado di prendere alle spalle i nemici e il giorno successivo entrare vittorioso in Torino.

Architettura

Villa Lascaris è caratterizzata da alcune particolarità architettoniche.
La facciata principale della villa, rivolta a ovest, con aperta visione verso il Monviso e la valle di Susa, è scandita da lesene che restituiscono il senso della verticalità e della leggerezza della struttura.

Sulla facciata prospiciente il parco, il Marchese Agostino Lascaris, costruttore della villa, fece comporre la scritta «parva domus, magna quies»: una piccola casa, una grande quiete.

Al piano superiore, ai lati del corpo centrale, le balaustre delle due balconate reggono pregevoli statuette rappresentanti le arti e le virtù, provenienti dalla balaustra dello scalone del vecchio castello.
L’androne, che in passato permetteva il passaggio delle carrozze al cortiletto interno, ha sulle pareti il busto e lo stemma di Agostino Lascaris e di monsignor Franzoni, opere di Giovanni Calvetti, e la lapide che ricorda il lascito della villa del marchese Lascaris ai vescovi di Torino. Vi è, inoltre, un bassorilievo del cardinale Michele Pellegrino che ricorda la sua volontà di trasformare la Villa da residenza estiva dei vescovi di Torino a casa di spiritualità a servizio della diocesi.
Dal portone principale della Villa affacciato sul parco, e dalla corrispondente porta del cortiletto interno, si accede ad un atrio affrescato a trompe d’oeil, per dare l’impressione di lastre regolari in marmo e frammenti di bassorilievi classici.

Ai lati di questo atrio si aprono le sale della Villa, oggi utilizzate come sale per riunioni o incontri: la Sala degli affreschi, dal Marchese utilizzata come sala da ballo; e la sala delle colonne, ai tempi del Marchese detta sala del Biliardo.

La galleria di Maria Bricca

A sostegno del terrapieno del giardino all’italiana fu alzato un doppio muro rinforzato da una volta a botte, dando origine alla lunga galleria ancora esistente e conosciuta come «Galleria di Maria Bricca», oggi visitabile.

La Galleria di Maria Bricca è lunga 92.30 metri e presenta delle aperture verso ovest, che permettono una panoramica da un punto di vista insolito sulla sottostante Pieve di San Pietro e sull’arco delle Alpi.

Questo sito utilizza i cookie per favorire una migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi