ESERCIZI SPIRITUALI PER SACERDOTI, RELIGIOSI E DIACONI 2017

RISONANZE
PARTECIPANTI AL CORSO DI ESERCIZI SPIRITUALI
PER SACERDOTI, RELIGIOSI E DIACONI
VILLA LASCARIS DAL 5 AL 10 NOVEMBRE 2017
PREDICATI DA P. MARKO RUPNIK SJ

Ogni anno, puntuale come i colori dell’autunno, arriva la proposta degli Esercizi Spirituali ai sacerdoti e ai diaconi permanenti, offerta dalla fraternità san Massimo di Villa Lascaris, Pianezza. Con la proposta c’è anche la novità del predicatore ossia della guida spirituale scelta per indirizzare il percorso. Quest’anno (5-10 novembre) è stato scelto p. Marco Ivan Rupnik, artista, teologo e presbitero sloveno appartenente ai Gesuiti.  P. Rupnik è il direttore del Centro Aletti, una comunità che studia l’impatto fra la fede cristiana e le dinamiche culturali del nostro tempo, tenendo conto della tradizione cristiana dell’oriente e dell’occidente, in modo da poter, insieme, proporre il volto del Cristo vivente. Il Centro si occupa di riflessione teologica, di creazione di lavori artistici negli spazi liturgici, di formazione spirituale e pastorale, di produzione multimediale attraverso la casa editrice LIPA. Per gli operatori del Centro Aletti, la creazione artistica contribuisce a dare forma e a stimolare un preciso modo – lo stesso impresso agli Esercizi Spirituali – in cui la teologia, la spiritualità, la liturgia, la cultura costituiscono un tessuto organico in relazione alla vita. Nel dare gli Esercizi Spiritali – erano presenti una sessantina tra sacerdoti e diaconi permanenti di diverse diocesi italiane –  p. Rupnik si è ispirato alla teologia russa, quella che ha conosciuto, nella prima metà del nostro secolo, una straordinaria fioritura di maestri e la cui influenza si è fatta avvertire anche presso le chiese dell’Occidente. Ha spesso proposto le riflessioni dei nomi più famosi della filosofia e teologia ortodossa quali Nikolaj Aleksandrovič Berdjaev, Sergej Bulgakof, Georges Florovskj, Vladimir Losskj e Pavel Evdokimoff ma, in particolare, si è riferito ai suoi due maestri: Vladimir Solov’ëv   e il card. Tomàs Spidlik. Al centro delle sue meditazioni ha fissato – come ineludibile riferimento –  il mistero della Redenzione operata da Cristo nel Padre e nello Spirito, evidenziando così la priorità da dare alla persona e alla relazione interpersonale, alla comunione. Al centro appare sempre Cristo Risorto e non la legge e l’umanità che dalla legge deriva. Questo evento non induce, certamente, a pensare ad un ideale e a trasformarlo in spiritualità. Ma ad accogliere una vita nuova. La vita cristiana del battezzato – anche del ministro ordinato, quindi – ha sostenuto, si prospetta come quella di figli e fratelli, generati per dono d’amore del Padre, in Cristo e nello Spirito: su questa base si innestano i fondamenti spirituali della vita quotidiana che inducono a generare amore e a vivere la speranza certa della Sua venuta. L’ uomo, radicato nella preghiera, nell’aiuto agli altri, nello sforzo di dominare la sua natura deve conformarsi interiormente a Cristo, sempre presente nella sua Chiesa e far irradiare lo Spirito di Cristo nella cultura, nella società, nella vita cosmica, per preparare l’evento del Regno, l’unione del cielo e della terra (Solov’ëv). Ogni atto d’amore infatti, accredita già l’uomo – ancora nel guscio del corpo – nella Vita trinitaria. La prima opera dunque è la preghiera; senza, la fede sarebbe morta. L’Eucarestia – cuore della liturgia – i sacramenti, la Chiesa che è il Corpo di Cristo, la stessa Parola, tutto è innervato dall’amore generativo del Padre, in Gesù e nello Spirito. Il cristianesimo – vedi prologo del vangelo di Giovanni – non si identifica con un cammino individuale, collocato nella naturalità delle cose, un io o un noi; ma si posa come vita nuova, luce, comunione nell’ordine dello Spirito. Non basta la pratica della religione. Occorre la fede e la capacità di discernere comunitariamente, specialmente nella pastorale. Al centro ci deve essere la ricerca del volto di Dio, del Suo modo di vivere. Ogni scelta di oggettivare, di eliminare le differenze, di sentenziare la realtà dalla sola prospettiva dell’impegno umano, della legge e della morale fine a se stessa ecc., ogni operazione solamente umana, insomma, è agli antipodi del mistero della Redenzione. Il modello è Maria, la madre del Signore in cui l’umano e il divino sono realtà diverse ma profondamente unite. In lei, infatti, vive l’antinomia di essere vergine e madre. Così è anche per il ministro ordinato: vivere da celibe ed essere padre; far nascere figli e benedirli. Non un semplice ministro del sacro.
d. Giovanni Villata

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I giorni degli esercizi spirituali per sacerdoti a Villa Lascaris con P. Marko Ivan Rupnic sono stati pieni di cose molto alte e non proprio quotidiane…anche se lo dovrebbero essere. Le sue parole, piene di respiro universale, dettate da una grande cultura ed esperienza, erano come dei mosaici. Rimangono. Nei suoi mosaici ci sono dei bagliori d’oro, di rosso vivo e di bianco glorioso. Anche le parole erano così, intervallate da piccoli episodi leggeri ed efficaci, batture umoristiche, dal riferimento costante a monaci, teologi bizantini e Padri della Chiesa, soprattutto d’Oriente. L’ironia e il senso critico tenevano sempre desta l’attenzione.

Mi è piaciuta la sua visione sintetica del mistero cristiano, che parte sempre dal Padre e ritorna e Lui, al suo amore, alla sua iniziativa, fino alla sua memoria eterna. La sua visione della SS. Trinità nella quale le relazioni sono persone è il paradigma della vita cristiana, da predicare e praticare. Penso a queste belle giornate con gratitudine. Molti dei presenti hanno espresso la mia stessa persuasione. Caro P. Marko, grazie
d. Piero Gallo

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Padre Marko Rupnik è un gesuita, viene dalla Slovenia, parla italiano meglio di me e ha fatto il soldato (‘tiratore scelto’, gli è scappato una volta di dire, non so se proprio sul serio); ama Gesù Cristo, Sant’Ignazio, la teologia soprattutto nella riflessione orientale e l’arte figurativa. Tutte queste cose le abbiamo scoperte in quattro giorni trascorsi insieme a lui per un corso di esercizi per sacerdoti e diaconi nella nostra bella casa di Pianezza. Arriva con la sua Bibbia, si concentra su un passo, da cui spazia in cento altre citazioni, bibliche, patristiche, soprattutto dall’Oriente dei primi secoli, lette in dialogo con teologi orientali contemporanei (Berdjaef, Bulgakof, Evdokimof, Solov’ev, Špidlik…). Il tutto senza che si vedano appunti davanti a lui, che invece si serve di un tablet per proiettare disegni o schizzi suoi (li traccia mentre parla) o particolari di opere d’arte che portano quasi sempre la sua firma. Quando non è con noi, percorre tutto l’orbe terracqueo per rispondere ai mille impegni, ma il suo ‘epicentro’ si trova a Roma, al Centro Aletti, di cui è direttore. Si direbbe, il suo, un procedimento rapsodico, di cui lui tiene saldamente le fila. Sono valori fondamentali quelli che presenta, richiama, inculca, in una organicità che sopravvive a tutte le divagazioni: la salvezza non sta nella ‘religione’ ma nella fede, l’uomo non si salva da solo ma nella relazione che include l’altro, la priorità deve essere data alla comunione. Il mondo è dominato da due imperialismi concorrenti, quello religioso e quello laico. L’uomo è esposto alla trappola di sentirsi epicentro del divenire; l’ideologia moderna è di fare l’uomo grande 12senza Dio. Il demonio non può fare nulla finché non gli presto la mia volontà creativa; ma è maestro nel suggerire, interrompendo il dialogo con Dio; “Sarete come Dio”, ma siamo già Dio! La linea dell’amore redentivo è nuova e abbandona l’amore possessivo. Dalla nostra arte di morire dipende la nostra vita eterna. Tutto ciò che ho vissuto nell’amore è conservato nell’eterna memoria nella bellezza. L’apparizione del Risorto vuole convincerci che si realizza già qui la vita eterna. Ma la ferita di Cristo continua a vedersi perché si veda l’amore di Cristo. In cielo si entra solo con ciò che si è donato. Quando apparirà Cristo, apparirà la nostra umanità: ora sta qui, sotto il guscio, allora germoglierà nel Signore. In cielo si entra solo con ciò che si è donato. Il Centro Aletti ha dato vita a una casa editrice, Lipa (in croato significa tiglio), che offre pubblicazioni al servizio di spiritualità e arte per il momento che stiamo vivendo.

G. G.