Curiosità Storiche

 

Resti del Castello di Pianezza
Resti del Castello di Pianezza

Il Parco di Villa Lascaris ha, oggi, un perimetro che corrisponde a sud-ovest a quello dell’antico Castello del quale  restano alcune testimonianze in vari dipinti.

Il Castello, certamente rozzo e massiccio sorto per controllare la “strada di Francia”, era fatto di grossi sassi e mattoni cementati con calce e fu costruito intorno all’anno 1000 dai Vescovi di Torino. 
Munito di merlatura, mura, torri, feritoie, ponte levatoio, nel tempo si trasformò e si ingentilì così come appare nei dipinti citati.

L’antico Castello contò numerosi proprietari, tra i quali i Provana signori di Pianezza nel 1339, e nel 1578 Emanuele Filiberto duca di Savoia che lo comperò per farne dono a Beatrice di Langosco.

Per via ereditaria passò poi ai Simiana che lo tennero dal 1641 al 1712 e lo trasformarono ampiamente. A sostegno del terrapieno del giardino all’italiana fu alzato un doppio muro rinforzato da una volta a botte, dando origine alla lunga galleria ancora esistente e conosciuta come “Galleria di Maria Bricca”, oggi visitabile.
La Galleria di Maria Bricca è lunga 92.30 metri e presenta delle aperture verso ovest, che permettono una panoramica da un punto di vista insolito sulla sottostante Pieve di San Pietro e sull’arco delle Alpi.

La proprietà del Castello passò poi ai Francavilla, ai Martinengo e nel 1785 ai Savoia, fino a che il governo Francese del periodo Napoleonico lo dichiarò “Bene nazionale” e lo vendette nel 1798 ad una società di recupero materiali che lo demolì per rivenderne le pietre.

Il Castello di Pianezza entrò di diritto nella storia del Ducato di Savoia quando, come tutto il Piemonte, cadde di nuovo sotto il dominio francese durante la guerra che si stava combattendo per la successione di Spagna (1700 – 1706).
A fianco di Leopoldo d’Austria combatteva Vittorio Amedeo II con il duca Eugenio di Savoia Soisson.
Il 5 settembre venne intercettata lungo la Dora una colonna francese di mille muli che trasportavano agli assedianti armi, polveri e vettovaglie, scortati da quattrocento uomini e numerosi cavalieri.

Galleria di Maria Bricca
Galleria di Maria Bricca

Vittorio Amedeo inviò due corpi di cavalleria che, raggiunto il convoglio presso Pianezza, lo attaccò frontalmente prendendo molti prigionieri e appropriandosi di tutto il bottino.
Nella stessa notte il Castello, grazie al contributo di Maria Bricca, cadde nelle mani di Vittorio Amedeo.
Maria Bricca giovane e gagliarda popolana di Pianezza, dove era nata nel 1684, conosceva bene il castello, le gallerie ed i sotterranei.
La sua casa, che ancora esiste, era infatti situata nelle sue immediate vicinanze, posizione che le permetteva di seguirne le vicende anche durante l’occupazione francese.
Vittorio Amedeo e il Principe Eugenio, informati che Maria conosceva l’esistenza di un passaggio segreto per raggiungere il castello, decisero di tentarne la conquista sfruttando la collaborazione della giovane popolana. 
Inviarono il Principe di Anhalt con un numeroso gruppo di Granatieri di Brandeburgo ed altrettanti soldati piemontesi agli ordini di ufficiali ducali.
Percorsa la galleria oggi detta di Maria Bricca, salita la scala a chiocciola in pietra situata al termine del passaggio, essi irruppero nel salone in cui in quel momento fervevano i festeggiamenti.
Tra urla, spari e svenimenti, tutti coloro che opposero resistenza furono passati per le armi.
La caduta del Castello di Pianezza ebbe una grande importanza strategica, tanto che Vittorio Amedeo potè prendere alle spalle i nemici, e il giorno successivo entrare vittorioso in Torino.